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Ortigia

Per cogliere l'essenza di Ortigia, bisogna smarrirsi nel suo dedalo di vicoli, ronchi e piazzette nascoste, tra la penombra fresca dei cortili cosparsi di piante, la luce aurea dell’arenaria sgretolata dalla salsedine, gli intonaci ocra e rosa sbiaditi dai secoli e le inaspettate feritoie turchesi del mare. Dall'alto, l'isola è come una mano che indica verso Levante, da dove duemilaottocento anni fa Archia di Corinto partì sognando una terra, lontana e rigogliosa, in cui fondare una città.

Taccuino

"Davanti al golfo Sicanio giace un’isola, di fronte al Plemmirio ondoso, gli antichi le diedero il nome di Ortigia"  (Virgilio, Eneide)

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Mi affaccio all'alba dal balcone di un vecchio palazzo Umbertino scrostato dalla salsedine. Il mercato di Ortigia inaugura il suo rituale mattutino, con il suo stridio di serrande, il rotolare di carrelli, il luccicare di saraghi e i tendoni rigati sbiaditi dalle tante estati. Più tardi inizieranno le vanniate dei venditori di agrumi e l'aria si riempirà del profumo di peperoni che Daniela arrostisce ogni giorno al suo banco davanti a casa. Percorro l'androne ancora immerso nell'oscurità ed esco in strada. Un passaggio angusto, inatteso, mi conduce nella kasbah silenziosa della Graziella, con le sue fatiscenti casette dei pescatori, le corti attraversate dai panni stesi, le piazzette alberate e le piante grasse che invadono i balconi e i vicoli. Devio sull'antica Mastra Rua dove il mare sbuca da ogni vicolo rivolto a Oriente. La ringhiera verde arrugginita serpeggia lungo i bastioni spagnoli seguendo le concavità e le convessità del Mar Ionio.

Sotto, l'acqua del mare brilla di trasparenze verdi blu sciabordando tra le rocce scure. Seguo il filo degli antichi palazzi fiaccati dalle burrasche invernali che si srotola sul lungomare di Levante. Il portone semiaperto della Chiesa dello Spirito Santo svela un gruppetto di bambini che gioca a palla nella penombra fresca delle navate. Mi addentro nella Giudecca, tra l'intrico di vicoli verdeggianti di piante grasse e le piazzette con le stuoie di bambù arrotolate sopra le finestre, tutt'intorno botteghe e anfratti. 

Il vento di scirocco ha iniziato a pettinare il mare davanti al Castello Maniace, increspandolo di un blu profondo e compatto. Piego verso la fonte Aretusa, l'ombroso sacello d'acqua e papiri dove si congiunsero Alfeo e la sua ninfa. Oltre, il golfo del Plemmirio scintilla nella sua illusione di laguna, splendendo come tormalina. â€‹Arriva il crepuscolo nella mezzaluna di pietra di Piazza Duomo, le sue luci si accendono e i pensieri vagheggiano quel tempo remoto in cui l'acropoli, con i templi di Artemide e di Atena, vedeva il mare.

Rientro fiancheggiando il tempio di Apollo ammantato di tiepida oscurità attraverso la via vuota del mercato, tra i tavolini sparsi delle trattorie. L'indomani, le folate gonfiano i tendoni dei banchi del mercato come vele maestre, le luci delle lanterne pendolano nervose, le sagome oblique dei clienti si affrettano negli acquisti e in fondo il mare ribolle di grigio verdastro. La drogheria all'angolo è un rifugio tra vasi di aromi, capperi e spezie, mentre le onde schiumano sugli avamposti e il vento umido fa mulinello dei pensieri, portando con sé promesse di pioggia, odori di pesce arrostito e di alghe marcite. E' tempo di partire. Mi affretto tra la scacchiera stinta degli edifici e il rosa degli oleandri. E voltandomi indietro, come fosse Euridice, abbandono Ortigia inghiottita nel fortunale violaceo.

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(Ottobre 2023)

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Casa

Stare sospesi sul mercato, con lo sguardo che danza tra i banchi di pesce, i gialli arancio degli agrumi e lo spicchio di Ionio dai mutevoli colori. Le facciate consumate, le ringhiere arrugginite, gatti e gabbiani, le cantilene dei venditori. Tutto qui sembra emanare una meravigliosa, vitale imperfezione. Poi, serrando le finestre, si torna nel silenzio di uno spazio pieno di suggestioni antiche. Il recupero di questa casa è stata una sottrazione. I vecchi intonaci decorati di epoca Umbertina sono tornati a rivivere ed è stato come scavare per ridare vita all’essenza di questa casa impregnata di delicate cromie mediterranee. Resa nuovamente leggera e libera, quasi svestita di abiti non suoi e messa a nudo nella sua vera pelle, sono certo che si sia potuta riappropriare della sua anima.

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Casa Sabir / Anime a Sud

Appunti e soste

Colazione con granita e brioche al Caffè Apollo di fronte alle rovine del più antico tempio in pietra dell'Occidente. Passeggiata sul Lungomare di Levante in una mattina luminosa con le onde che si frangono sugli scogli. Curiosando da Scenapparente, laboratorio di scenografia e design ricavato in un ampio magazzino di fronte al mare.

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Visita alla Galleria Regionale di Palazzo Bellomo (Annunciazione di Antonello Da Messina e opere di Mario Minniti, il pittore che accolse Caravaggio in fuga da Malta). Uno sguardo all'atelier di gioielli della designer Monica Castiglioni e l'aperitivo serale nel salotto di Piazza Duomo. La cena è da Don Camillo su via Maestranza per le creazioni dello chef Giovanni Guarneri (memorabile lo spaghetto ai ricci).

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La discesa nelle viscere di Siracusa sotterranea. Dalla Chiesa di S. Filippo e da Piazza Duomo si accede a una oscurità antica e calcarea, tra rifugi bellici, ipogei paleocristiani, bagni ebraici e acquedotti greci. Al di sotto di un palazzo della Giudecca giace l'antico Miqwè in cui si rievoca la vicenda millenaria degli ebrei di Siracusa. Fuori Ortigia, dalla Chiesa di San Giovanni, sintesi di elementi normanni e settecenteschi, si scende dentro le ampie catacombe ricavate lungo un acquedotto greco, seconde per grandezza solo a quelle di Roma.​​​​​​​ 

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​Il tramonto sul Lungomare di Ponente e la Fonte Aretusa, meta dei viaggiatori del Grand Tour avidi di miti (scrive di lei Pasolini: Eccomi a girare per Siracusa, capito proprio alla fonte Aretusa: è sul porto: un porto ceruleo e dolce come una laguna: sul piccolo lungomare, c'è una costruzione cinquecentesca, di suprema eleganza, circolare, una specie di pozzo, e dentro cigni, pesci e papiri. Il sole già bolle, ma la fonte emana un arcadico fresco).

A un tavolo della trattoria La Foglia, tra pizzi, merletti e vecchio mobilio, gustando sarde a beccafico e filetto di tonno mentre la luce del tramonto taglia il vicolo e gli androni si abbuiano.


​Street food e piatti di pesce al mercato di Ortigia: Cappuccio (fritture di calamari e hamburger di tonno), caseificio Borderi (panini farciti all'inverosimile e formaggi locali), salumeria Fratelli Burgio (tuma persa e olive, caponatina di mare e taglieri di affumicati di pesce spada e tonno), drogheria Drago (aromi, spezie e semplici piatti di pesce), pescheria Cappuccio (per la spesa). Tutt'intorno, i gabbiani scorazzano tra le cassette di ortaggi e di frutta, e dietro fa da vedetta la mole consunta del vecchio carcere borbonico.

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In giro per libri, alla storica Casa del libro Rosario Mascali su Via della Maestranza (dove scovare testi di letteratura, paesaggio e cultura siciliana) e da Zaratan, libreria indipendente nel quartiere Umbertino subito fuori Ortigia.

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La Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro che conserva la grande tela del Caravaggio "Il Seppellimento di Santa Lucia", le catacombe e il Sepolcro progettato dal Vermexio dove il 13 Dicembre del 304 d.C. avvenne il martirio della Santa (le sue spoglie, trafugate nel 1039 dal generale Maniace e portate a Costantinopoli in dono all’imperatore dopo la cacciata degli Arabi, con la quarta crociata caddero nelle mani dei Veneziani che ancora oggi le custodiscono nella Chiesa di San Geremia). Per gli amanti del genere, sulla piazza di Santa Lucia si tiene ogni domenica il colorato mercato delle pulci, mentre tra le stradine della borgata c'è Depot Antique Art Design, con bei pezzi di modernariato e antiquariato.​​

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Il Santuario della Madonna delle Lacrime, con il suo cono di cemento armato alto 100 m che spicca sullo skyline cittadino, dove si preserva la sacra icona della Vergine che miracolosamente lacrimò in una casetta della borgata Santa Lucia nella tarda estate del ‘53.

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Memorie di Tiranni. Alla Neapolis, un'oasi di latomie e rovine greco-romane tra aranci, fichi e macchia mediterranea in cui scordare il grumo grigio della città moderna. E al Castello Eurialo, la più estesa architettura militare di epoca ellenica del Mediterraneo, parte di un complesso di maestose fortificazioni e mura lunghe oltre 20 km volute da Dionisio I, svettante sopra l'antico quartiere greco dell'Epipoli (da cui ammirare il panorama sul golfo incluso, purtroppo, anche uno spicchio dell'inquietante petrolchimico di Priolo-Augusta).

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Libri in viaggio 

Fernand Braudel, Il Mediterraneo

Giuseppina Norcia, Siracusa - Dizionario sentimentale di una città

Pierpaolo Pasolini, La lunga strada di sabbia

 

Quando

Soggiorno: a più riprese dal 2018, a volte qualche giorno, a volte più a lungo 

Calendario: tra Maggio e Giugno per le Rappresentazioni Classiche che si tengono al tramonto al Teatro Antico di Siracusa a cura della Fondazione INDAa Settembre per lOrtigia Film Festival (varie sedi tra cui il Teatro Massimo in Ortigia inaugurato nel 1897); il 13 dicembre per la Festa della patrona Lucia con sentita processione cittadina che accompagna il simulacro della Santa dal Duomo alla Chiesa di Santa Lucia in borgata.

Sguardo sull'isola

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