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Kea

Si narra che nell'antica Hydroussa abitassero le ninfe dell'acqua e che esse, gelose delle bellissime donne dell'isola, avessero iniziato a perseguitarle. Gli abitanti invocarono l'aiuto di Zeus, che mandò un leone a devastare l'isola costringendo le ninfe alla fuga. In suo tributo scolpirono nella pietra il leone guardiano che ancora oggi rivolge il suo sorriso enigmatico verso la Chora di Ioulida. Tutto intorno è un susseguirsi dolce di querce, ulivi, carrubi e muri a secco che orlano i declivi. Sui poggi riposano lievi le cappelle di calce bianca, e dietro l’Egeo è un fondale ceruleo di miti. C’è una pacatezza contadina che aleggia su rustiche kathikia e antiche mulattiere. Poi d’improvviso le sinuosità si fanno asperità e tutto precipita in falesie frammentate e baie raccolte. Laggiù, avvinghiati agli ultimi contrafforti, sono un faro e la sua chiesa a rassicurare i naviganti. E più lontano, alto sulla scogliera, serafico, il monastero Panagia Kastriani scruta silenzioso e solenne le nubi e le isole all’orizzonte in quella eterea luce indaco che resiste al crepuscolo.

Taccuino

Casa atelier di Alekos Fassianos, Ioulida. Un microcosmo delicato di ocra, bianchi e neri con due terrazze che gli fanno da ali, in cui oziare e creare durante i mesi estivi. Qui trovo Ψάρια Κέας (I Pesci di Kea), un catalogo di deliziosi acquerelli del pittore stampato in edizione limitata dalla storica galleria Vourkariani negli anni ‘80, oggi ormai chiusa. Fassianos amava ospitare i suoi amici artisti e li portava a pescare tra le baie nascoste dell'isola. Come gli uomini antichi che nelle caverne ritraevano le scene degli animali cacciati propiziandosi gli dei della natura, mi piace pensare che abbia voluto donare alle sue prede la dignità dell’arte offrendo un tributo a Poseidone. E’ una carrellata colorata di specie ittiche, dipinte con grande freschezza e immediatezza, molte delle quali ormai non si trovano più nelle acque di Kea. In qualche modo, l'involontaria memoria di una biodiversità perduta. 

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Casa

Kea è isola di campi e divinità rurali. Dunque la casa dove stare non poteva non essere una kathikia, una abitazione di sapore contadino dal tipico tetto piatto in lastre di scisto. Sta tra un gruppetto di altre casupole in una vallata quieta punteggiata da querce e carrubi che guarda a Sud-Ovest verso Syros, e a poca distanza c'è una chiesetta a fianco a una sorgente dove si abbeverano le vespe e gli asini da soma. Lungo il sentiero in discesa che dalla strada conduce verso casa si fiancheggia l'abside di un'altra cappella. Occorre aprire un cancelletto di ferro laterale per scoprire il suo raccolto sagrato protetto da un cipresso e da un muro di pietre imbiancate a calce, proteso verso l’Egeo. Qui sono venuto in un pomeriggio assolato e sono ritornato ad attendere la sera. E’ un luogo di una grazia commovente, che pulisce i pensieri e scuote le certezze. Osservo la luce del giorno che lentamente si spegne e il mare che si tinge di argento sotto la luna che sorge a oriente. Il profumo del fico addossato sul fianco della cappella pervade l’aria e il meltemi lo trasporta lontano. Il buio avanza e resta solo il presidio della luce minima della candela che rischiara l’iconostasi. Ne ho la certezza, non potrei essere altrove che qui.

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Kea Rural House, Kea

Appunti e soste

Lo sbarco al porto di Korissia e il delizioso pranzo di mare alla taverna ​Nisos.

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Ioulida, la Chora, un intrico di vicoli, scale, case dai tetti rossi e chiesette colorate, adagiata come un anfiteatro su una sella di monti, di giorno sonnecchiante sotto il sole cicladico e la sera un presepe di luci che rischiara la notte. Nel Museo Archeologico si ergono le misteriose figure femminili dalle larghe spalle e dalla vita stretta, così diverse dalle prosperose dee madri diffuse in tutte le antiche civiltà mediterranee. Appartata tra i vicoli, è la casa atelier di Alekos Fassianos, il microcosmo poetico del grande pittore ateniese. E, appena fuori dal paese, da quasi 1500 anni il misterioso leone di granito custodisce l'isola. Per la cena, Kalofagon, sulla piazzetta del Municipio, e To Steki, con i tavolini a ridosso della chiesa.

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​​​Paralia Sikamia, caletta dalle verdi acque verginali dove rigenerare lo spirito. Tardo pomeriggio con il taccuino e i colori nel silenzio cristallino del monastero Panagia Kastriani, solitario sul promontorio che sfida i venti del Nord.

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Giorno di vento con i menù che volano da Ta Poularakia, semplice taverna nel villaggio di Kato Meria (immancabilmente, piatti di carne).

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Trekking lungo i tanti sentieri dell'isola, tra muri a secco, boschi di querce dorate, olivi contorti e rotondi carrubi. Con un pò di cammino si raggiunge il remoto sito archeologico di Karthaia sulla costa di Sud-Est.

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Sgombro affumicato e frittura di calamari da To Kampi con affaccio sull'omonima spiaggetta. Sul tardi, passeggiata al faro di San Nicola, il più vecchio delle Cicladi, svettante solitario sulla scogliera all'imbocco della baia di Korissia (imboccate il sentiero che sale sul crinale al tramonto, quando le onde si frangono sugli scogli purpurei e il lampeggiare ritmico della sua lanterna inizia a rassicurare i naviganti).​​​​​

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Libri in viaggio 

Ettore Sottsass, Di chi sono le case vuote?

Herman Melville, Moby Dick (nella traduzione di Cesare Pavese)

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Quando

Soggiorno: una settimana a Settembre 2025

Sguardo sull'isola

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